Cosa dicono di Lei...


La moderna classicità nella pittura e nella scultura di Dina Pala

di Paolo Pais


Dopo oltre cinquant´anni d´intensa attività artistica a tutto cam­po terracotta, bronzo, marmo, legno, pietra, disegno, olio e gra­fica è oggi possibile stilare un bilancio del frenetico operare di Dina Pala?

Certamente, ed i risultati sono tutti grandemente attivi, a coro­namento di oltre dieci lustri tutti proficuamente spesi a ricercare, sperimentare e creare. Dina Pala è oggi e lo affermiamo senza te­ma di smentite, la più grande e la più completa artista che abbia fin qui prodotto la Sardegna, terra che ha dato i natali a molte ed interessanti artiste.

La sua arte supera, per profondità, per introspezione, per super­ba tecnica compositiva, perfino l´altrettanto celebre e grande Maria Lai, con la differenza che Dina Pala forse è meno cono­sciuta in quanto ha sempre accuratamente disertato le manife­stazioni, le platee, i riconoscimenti, scegliendo di rimanere allo­cata al suo paese, Terralba.

Nonostante ciò si è legata, con innumerevoli contatti amichevoli a  grandi  personalità  del  mondo  dell´arte,  come  Virgilio  Guidi

(che da ragazza le fa frequentare, per molti mesi, l´Accademia Veneta), con Contini e Corriga ad Oristano, con Dino Fantini a Cagliari, solo per citare alcuni dei nomi più importanti, dei quali frequenta gli studi, osservando, discutendo ed anche polemiz­zando, ma traendone sempre il convincimento che l´arte richiede sacrifici e sforzi continui.

In verità, tutto ciò non le ha impedito di soggiornare in varie città, come Venezia, Milano, Torino e Firenze, esponendo sia in Italia, Francia, Venezuela, Svizzera, Grecia, Egitto, Panama e Hong Kong, riscuotendo sempre ampi riconoscimenti oltre che di pubblico, soprattutto di critica attenta ed entusiasta.

Noi che stendiamo queste note abbiamo, con ammirazione, in tanti anni, scritto di lei, recensendo le sue opere in quotidiani e riviste. Ma cerchiamo per facilità d´analisi, di dividere in tre grandi filoni la sua copiosa produzione artistica:
scultura, pittura e grafica in generale.

Intanto dobbiamo subito precisare che c´è un´eccezionale omo­geneità di valori,  tra i  tre  momenti operativi di Dina Pala,  senza

predominio di un aspetto rispetto agli altri, ma tutti e tre si muo­vono guidati da un identico valore icastico e semantico.

Fatta questa doverosa e basilare sottolineatura per addentrarci nel suo mondo creativo, parliamo ora di Dina Pala scultrice.
L´artista, nella scultura, ama esprimersi più soventemente nella terracotta, dove plasma figure che rappresentano maternità la fatica dei campi, ragazzi, donne, fanciulle, nudi, vecchi e temi sacri.

Un comune denominatore affiora all´attenta osservazione: tutte le composizioni hanno qualcosa di riflessivo, di pensoso, come avvolte in un velo di tristezza.
I volti, anche quelli delle giovanette, non sono allegri e spen­sierati, ma fanno trasparire una sorta di malinconica lontananza. Anche quando la scultrice avrebbe potuto dar sfogo alla fantasia più sensuale, poiché il tema lo avrebbe richiesto, con profondo senso della misura è rimasta con notevole compostezza alla por­ta delle emozioni, come per costume le è proprio.

La disposizione delle  figure sembrano  ubbidire ad un dinamismo

vibrante di suggestive armonie che s´intersecano in una magica atmosfera, con un gioco sapiente di ombre e di luci, di duttile plasticità alla Medardo Rosso o di rimembranze all´Aituro Mar­tini, alla Marino Marini od alla Manzù.

Le sue sculture sia che trattino temi della quotidianità o sacri hanno la forza di stabilire un immediato rapporto intimo con lo spettatore, che osservandole cerca di penetrarne il mistero e go­derne l´armonia, quasi a rivivere le emozioni inafferrabili del­l´artista che le ha plasmate.
I suoi esiti, siano in terracotta, marmo, legno, bronzo o pietra hanno dato e danno vita ad interpretazioni plastico-figurative, oggi sempre più apprezzate e ricercate da estimatori e collezio­nisti.

Lontana per la sua stessa etimologia, dalle complicazioni intel­lettualistiche e dai miti di certe culture, per la particolarità della sua indole schietta e lineare, permeata di malinconia e di rudez­za, di tenerezza e di grazia, dissimulate da scroscianti risate, Dina Pala ci ha, opera dopo opera, rivelato come il nucleo di emozioni che sta dentro l´immagine sia frutto di una progressiva ricerca in­

teriore estrinsecata in forma plastica.
In buona sostanza un sentimento che nasce da un modo di in­tendere e di soffrire la vita. Infatti il suo fondamento lirico sem­pre attento e controllato non deriva da un abbandono all´incon­scio, all´irrazionalità, bensì è sacrosanto metterlo in luce dall´ impatto con la propria inquietudine intellettuale, con la propria fatica e pena esistenziale.
E tanto la sua fase formativa è stata piena di ricerche stilistiche, per esprimersi al meglio, volta ad una ricerca di ordine e di sintesi, quanto la sua maturità ci sta donando linee più ammorbidite nei ritmi teneri delle curve e nei gesti allusivi alla sua trepida trasposizione ideale.

Le sue sono opere indimenticabili e pregnanti patos espressivo.
Teniamo a mettere in luce che, in tutta la sua opera scultorea, proprio nell´incandescenza del sentimento, Dina Pala, ha cercato il punto di fusione dell´immagine, l´attimo in cui i dati della real­tà si trasferiscono sulla materia plasmata.

Come pittrice l´artista di Terralba, emerge per ferma personalità interpretativa. Le sue tele di media e di grande dimensione rivela­

no una notevole tecnica compositiva e la sua decisa maniera nel dar luce nel quadro.

Nei soggetti sacri, nei ritratti, nei nudi, nella silente grandiosità della figura in genere, nell´assetto prospettico della composizio­ne, Dina Pala, emerge nell´oggettistica vita plastica della rap­presentazione artistica, dandoci sopratutto effetti di contrasto tra sfondi e figure, particolari stagliati e ben definiti.

L´interesse religioso e quello estetico si sbilanciano allo stato di anelito e di comunicazione, in una suggestività di umana bellez­za. L´artista ha lo stesso impegno per cogliere il protagonista dell´azione e le figure di sfondo, le barche, le campagne, le mon­tagne: tutto è assimilato nel disegno e nel colore come un senti­mento.

In concreto si evidenzia la sua peculiare tendenza ad esprimere sulla tela, o nel foglio, un sentimento umano, una visione di colo­re e di luce dove realtà e fantasia coesistono in uno stretto nodo gordiano.
Questo in sintesi, ci sembra l´immanente  contenuto  spirituale  di

cinquant´anni di operosità di Dina Pala, esplicati tutti come mis­sione di artista onesta e geniale ad un tempo. Nella sua ultima produzione pittorica ha dato vita ad una nuova corrente definita fluttuismo.

Si tratta di dare suggestione cromatica all´evento pittorico fino a rendere all´estremo il turbine delle immagini giostrando sull´im­patto dei raggi e dei fasci di luce.
L´impaginazione avviene dunque, non attraverso il ribaltamento dei piani come nel cubismo, ma attraverso una delicata operazio­ne di rifrangenza, quasi di illusione ottica, di inclinazione come per intenderci meglio, se tanti specchi concavi o convessi concen­trassero sul fuoco raggi paralleli.

In questa personalissima operazione pittorica ideata dalla Pala, i paesaggi, le nature morte, i cavalli al galoppo, le figure umane, i fiori e quant´altro assumono un´eternità senza fine.
La sua figurazione così trascende il reale fino a sconfinare quasi in un astrattismo geometrico e con esso coesiste: una maniera di scomporre la materia secondo i più interiori suggerimenti del­l´animo.

Dina Pala, è meglio evidenziarlo, che ha eccelsa perizia disegna­tiva e conosce la tecnica dei colori è quindi pervenuta ad uno stile problematico che la impegna nella ricerca formale e la rende evocatrice di immagini alle quali corrispondono reconditi cam­biamenti di spirito.

Per quanto, infine, concerne la grafica in generale, vale lo stesso discorso che abbiamo tratteggiato per l´olio ed il disegno.

Chiaramente traspare il suo impegno a mettere a nudo, senza i veli dell´ipocrisia, il suo pensiero. Il contenuto della sua opera grafica, tout-court, rispetta i motivi di una tematica attuale e si esprime in forme immediatamente evocatrici della realtà e quindi più facilmente recepite dall´osservatore.
Il moderno e dinamico figurativismo di Dina Pala non rappre­senta, però, un giogo alla sua libertà d´espressione artistica.

Esaminando dunque in profondità la sua opera grafica, notiamo che la Pala ha la facoltà di porsi davanti alle cose dell´universo con quello stesso atteggiamento che possedevano Prèvert e Pavese operando nel  campo della  poesia cioè una grande umiltà

per un´identificazione immediata, fisica e morale con la stessa natura in quanto evocatrice di sentimenti e di sogni, quasi im­mersi nella nebbia del ricordo.

A conclusione di quanto sin qui scritto, non possiamo che riaf­fermare la poliedrica grandezza di Dina Pala, artista affascinante e totale, che dopo tanti anni di serio ed oneroso lavoro, ha an­cora il piacere, la voluttà di un´esordiente, nel ricercare, senza mai abbandonare i traguardi raggiunti, nuove vie d´espressione, di andare alla ricerca di nuove sirene melodiose che la intrighino spingendola verso insondati ed ignoti approdi.

Dina Pala ha evidenziato, in lunghi anni di lavoro, una liason, fatta di stupore infantile e di matura ed accurata ricerca formale e sostanziale.

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